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Un Movimento Mondiale per salvare l'acqua, bene prezioso ed esauribile !

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"Un movimento mondiale per l'acqua"

di Emilio Molinari "Liberazione" 26 marzo 2005

Il Forum Mondiale Alternativo 2005, non è stato di facile svolgimento e deve
aver lasciato anche alcune preoccupazioni nei partecipanti. Eppure è stato a
mio giudizio, un evento nuovo e straordinario. Questa volta il dibattito di
un Forum Mondiale non è stato rituale. Si sono palesate posizioni politiche
diverse, dietro le quali ci stanno concezioni diverse: sul che fare, sul
dove si vuole arrivare e sul come. Ci sono le posizioni delle ONG, quelle
delle grandi associazioni e quelle dei movimenti sociali nuovi che agitano
interi paesi e continenti. E ancora ci sono quelle di parlamentari, sindaci
e assessori di numerosi paesi del mondo coinvolti nelle tappe che i
movimenti stanno tracciando.
Si sono misurate posizioni quasi inconciliabili, talvolta influenzate dal
proprio ruolo e dalla necessità di essere legittimati dagli organismi
internazionali, esposti quindi alla pressione delle corporations o del
sistema dei partiti e dei governi. Posizioni diverse: sulla privatizzazione
universale dei servizi idrici, sul Partenariato pubblico-privato con i paesi
in via di sviluppo, sulle SPA miste, sul giudizio da dare agli obiettivi del
Millennio fissati dall'Onu e da Kofi Annan, sulla partecipazione al Forum
del Consiglio Mondiale dell'Acqua a Città del Messico il prossimo anno.

Strategie diverse e percorsi altrettanto diversi: sulle modalità di
realizzare la democrazia partecipativa, sul rapporto con gli eletti nelle
istituzioni e sulle assemblee di questi ultimi da costituire in Europa, in
America Latina, in Africa.

E tutte queste posizioni finalmente si sono misurate in un forum con un tema
specifico e a domande alle quali era difficile sottrarsi. Si sono
confrontate nelle plenarie, negli atelier tematici, nei seminari di aree
geografiche, nella stesura dei documenti finali, fino al limite della
rottura, facendo però sempre prevalere lo spirito della ricerca, della
condivisione, della mediazione nell'intento di fornire una piattaforma
unitaria di lotta a una rete mondiale.

Forse la dichiarazione finale non ha sufficientemente stretto con chiarezza
sui contenuti: quello del mettere fine alla privatizzazione dei servizi
idrici, quello di prospettare una strategia mondiale di ripubblicizzazione,
quello del porre un limite all'imbottigliamento. Forse la dichiarazione è
ancora troppo generica rispetto alle esigenze dell'attualità dello scontro
in atto, forse lascia ancora troppo spazio all'ambiguità delle grandi
associazioni e al linguaggio virtuale dei partiti del centrosinistra. Ma ora
su scala mondiale sappiamo tutti chi siamo, cosa pensiamo, lo spessore delle
nostre divergenze e il cammino per superarle. Senza troppi infingimenti si
sono inoltre scontrate anche le diverse esigenze di stringere
organizzativamente la rete mondiale dell'acqua.

Consiglio internazionale organizzativo? Segreteria permanente o provvisoria
con sede a Ginevra? Un bel casino.se si pensa, che a voler stringere
organizzativamente sono stati proprio coloro che non volevano stringere sui
contenuti.

Penso che organizzativamente bisogna invece procedere con calma e con il
tempo necessario a tutti per chiarirsi le idee a dare corpo alla rete,
cominciando a costruirla nei propri Paesi e nei propri continenti e
cominciare a realizzare relazioni tra le diverse reti, le diverse realtà
istituzionali che si mettono a disposizione dei movimenti.

Fame 2005 è stato qualcosa di nuovo, dal quale dovremmo trarre indicazioni
per tutto il movimento. Perché viene da chiederci? Perché questa volta si è
vista la presenza di tanti movimenti reali impegnati sullo stesso tema, alle
prese con scontri politici altrettanto reali nei propri Paesi e nei
territori di mezzo mondo. Questa volta alcuni di questi movimenti sono
dentro la politica dei partiti e dei governi: dall'Uruguay al Venezuela allo
stesso Brasile con tutte le sue contraddizioni.e questo ha cambiato il
dibattito.

I tradizionali approcci dell'associazionismo, delle grandi Ong, dell'azione
lobbista nei confronti degli organismi internazionali, non possono più
rispondere alle domande che si sono agitate nel Forum. Ginevra è stata
qualcosa di più e di diverso di un Forum, forse è stata un primo embrionale
Congresso costituente di un movimento universale sull'acqua e i beni comuni.

La politica è entrata con forza e con forza è entrata l'esigenza di
stringere sui contenuti dell'impegno politico collettivo, della costruzione
della rete mondiale. La politica vera, espressione di movimenti è stata la
protagonista e si è fatta strada in particolare nei racconti e nelle
esigenze espresse dai latino americani.

Un continente in movimento dove l'acqua e i beni comuni animano la società
civile e la politica. Un continente che chiede all'Europa e a noi europei,
di fare i conti sul serio con il fatto che le multinazionali, quelle del
partenariato della Banca mondiale, si trovano qui in questo nostro
continente che vuole costituirsi in soggetto politico. Chiedono al gruppo
dei parlamentari europei della Sinistra europea, ai Musacchio e agli
Agnoletto di costituirsi in soggetto e di essere riferimento per le loro
istanze.

Le corporations dell'acqua e dei servizi sono qui. Influenzano la politica
dell'Ue, a partire dalla Bolkestein, ai negoziati Gats, alla richiesta di
liberalizzare i servizi in 102 Paesi, privatizzano i servizi delle città
europee, danno vita alle multiutility, accumulano capitali, si fondono in
holding poderose trascinano nel mercato gli enti locali, il pubblico e la
politica, vanno all'assalto dei servizi dei Paesi in via di sviluppo e delle
loro megalopoli.

Sono quelle che minacciano la democrazia in Bolivia e contro le quali si
batte il popolo boliviano. Se Omar Fernandez parla di porre fine alle
privatizzazioni si determina immediatamente un filo solidale con la lotta di
Napoli, le prime manifestazioni di cittadini italiani sull'acqua, i comitati
civici, la questione delle elezioni regionali e i programmi.

Se Adriana Marchisio parla dell'esperienza uruguayana dei referendum e della
ripubblicizzazione dei beni comuni, il filo solidale corre all'intervento di
Tommaso Fattori e all'esperienza Toscana della raccolta di firme sulla legge
di iniziativa popolare.

E così quando parla Tennis Garcia del Forum dell'Agua Equadoreno noi
pensiamo ai comitati locali del Contratto Mondiale. Se poi tutti i latino
americani ci parlano di aderire ad una Campagna per mettere la Suez fuori
dal continente, noi italiani siamo chiamati a pensare ad Arezzo dove la Suez
gestisce il servizio idrico, a Sestri, a Torino, a Latina ma soprattutto ad
Acea di Roma che ha tra i suoi partner privati Suez, che forma con
Electrabel (la Suez dell'elettricità) un cartello che si divide l'acqua e
l'energia di Lima, dell'Honduras di Tirana ecc. Ci chiedono: che cosa volete
fare? E lo chiedono ai movimenti e alla politica italiana, francese.
Se i latino americani ci parlano delle contraddizioni in cui si dibatte il
Brasile e della sua legge di privatizzazione dell'acqua, è difficile non
vedere in questo lo zampino dei partiti socialdemocratici europei.

Se tutti denunciano la Gtz, la cooperazione tedesca che in Bolivia o in
Honduras, obbliga in cambio di progetti ambientali a svendere alle
corporations europee l'acqua e le foreste, ci sentiamo obbligati a
riflettere sulla cooperazione sugli steaholder, la governance, il pubblico
il privato, che tante grandi associazioni da Green Cross al Wwf
internazionale sostengono.

E la denuncia ha ancora più pregnanza se ascoltiamo i bosniaci sulla rapina
delle risorse, privatizzate da parte delle multinazionali europee con il
concorso della cooperazione europea.

Anche questo ci riporta a noi stessi alle capacità dei movimenti e degli
amministratori locali che oggi entrano per la prima volta nelle istituzioni
di intrecciare rapporti con le comunità di questi paesi e in un rapporto di
un partenariato pubblico-pubblico, decentrato, partecipato.

Uscire dalla sbornia delle privatizzazioni, vuol dire capire che anche la
politica è stata privatizzata e che pertanto anche la politica va
ripubblicizzata e resa bene comune e che questa è la grande sfida che lancia
questo Forum, a noi tutti e a quella sinistra decente di cui c'è tanto
bisogno nel mondo.

tratto dal sito  contrattoacqua.it

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