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"Che non diventi come il petrolio"
di Roberto Da Rin Da "Il Sole 24ore" 23 marzo 2005
Intervista a Riccardo PETRELLA
L'accesso all'acqua è un tema destinato ad "assumere un'importanza
crescente". Per questo è indispensabile affrontare due questioni: la prima è
legata "alla mercificazione dell'acqua", e quindi al pericolo che diventi il
petrolio di domani. La seconda è quella relativa alle politiche economiche
che governeranno le scelte idriche. Riccardo Petrella, 64 anni, presidente
del Comitato italiano per il contratto mondiale sull'acqua, docente
all'Università Cattolica di Lovanio, spiega al "Sole 24 Ore" l'urgenza di
una politica per l'acqua e i pericoli che possono conseguire dall'attuale
tendenza.
D. Accesso all'acqua. Professore quali sono i punti focali del vostro
manifesto ?
R. L'attenzione sui temi politico-commerciali è quella che a nostro avviso
determina l'agenda dei prossimi anni. Il nostro obiettivo è ostacolare le
decisioni che portano alla mercificazione dell'acqua. Ciò si può fare
escludendo l'acqua dai negoziati commerciali. Il mancato accesso alle
risorse idriche per milioni di individui dipende solo dalla mancanza di
volontà politica della comunità internazionale.
D. Esiste davvero il pericolo di arrivare a guerre per l'acqua come quelle
per il petrolio ?
R. Si, questo pericolo esiste. Eccome. Per evitarlo, la gestione dell'acqua
deve essere assicurata da regole e da istituzioni che escludano ogni tipo di
privatizzazioni. Le tensioni, d'altra parte, sono destinate ad aumentare: si
pensi che nel 1977 la Comunità internazionale lanciò "il decennio
internazionale dell'acqua". L'obiettivo era quello di "raggiungere nel 1990
e poi nel 2000 l'accesso all'acqua potabile per tutti gli abitanti del
pianeta".
D. Il risultato ?
R. E' deprimente. Nel 2000 più di 1,5 miliardi di persone non aveva accesso
all'acqua e 2,4 miliardi erano senza servizi igienici. E ironia della sorte,
nel settembre 2000, al Vertice Onu del Millennio "l'Obiettivo acqua" è stato
ridimensionato: ridurre del 50% i senza accesso a questa risorsa.
D. Qual è l'obiettivo del decennio 2005-2015 che inizia oggi ?
R. Vogliamo rilanciare la necessità di politiche per l'accesso all'acqua. E
rimarcare il fallimento dei modelli di privatizzazione e dell'affidamento al
mercato e alle imprese, scelti dalle stesse Nazioni Unite e praticato dai
diversi governi, attraverso i programmi di cooperazione internazionale, come
strategia per garantire l'accesso all'acqua per tutti.
D. Le previsioni dei climatologi, in merito al processo in corso di
surriscaldamento della terra, non aiutano.
R. In effetti non sono incoraggianti. Nel 2025 la popolazione che vive in
zone definite a "scarsezza idrica" sarà pari al 60% del totale. E nel 2070
questa percentuale è valutata in crescita, pari all'80 per cento.
D. Lei ha parlato di acqua intesa come "bene comune". Da chi può essere
condotta questa battaglia ?
R. Dai governi, dai parlamenti, dall'Onu, dalle istituzioni. Kofi Annan ha
parlato di "rivoluzione dell'acqua". Un'idea è quella di rafforzare la
cooperazione dei Parlamenti panafricani e latino-americani. Che si
dovrebbero muovere su due piani: quello dell'accesso all'acqua e quello
della gestione economica ed efficace del problema.
D. Oltre alle battaglie delle istituzioni che spesso sono faticose e
diventano ostaggio di partiti politici sarebbe praticabile una riduzione
degli sprechi ?
R. Certo. Ma anche qui serve volontà politica. Ridurre gli sprechi del 40% è
fondamentale. La gestione dei comuni, per esempio, è un tema che va
affrontato. La tendenza emersa finora è quella di sprecare, contaminare,
inquinare. Guardiamo al capitolo irrigazione: quella a pioggia è fortemente
dispersiva. Il 40% dell'acqua usata per le irrigazioni evapora prima di
raggiungere il suolo. E le contaminazioni non sono meno scandalose: l'uso
dei pesticidi è aumentato del 5% nel 2000 rispetto al '90, mentre avrebbe
dovuto diminuire del 7%, secondo i programmi.
tratto dal sito contrattoacqua.it