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DOMINARE LE FORZE DELL'ACQUA

Fin dall'antichità gli uomini hanno cercato di domare e sfruttare la forza dell'acqua, ingegnandosi a costruire opere architettoniche di vario tipo - acquedotti, mulini ad acqua, canali, dighe e chiuse - in grado di incanalarla, convogliarla nelle campagne e nei centri abitati, e renderla navigabile. Già gli antichi romani erano abilissimi nella costruzione di acquedotti: Roma ne aveva addirittura diciannove, il più lungo dei quali misurava 91 chilometri. Gli acquedotti normalmente riforniscono le città di acqua potabile e possono essere alimentati sia da acque sotterranee che superficiali. Quasi sempre hanno una leggera pendenza che garantisce lo scorrimento. Le dighe sono invece dei grandi muri, una volta in terra battuta oggi in calcestruzzo, che servono a fermare e raccogliere l'acqua. Vengono utilizzate per diminuire i rischi d'inondazione in caso di piena, e per la produzione di energia elettrica. Nelle zone aride costituiscono una riserva d'acqua utile in caso d'incendio. I canali sono opere artificiali che l'uomo crea quando i corsi d'acqua naturali non sono navigabili: grazie a essi è possibile passare da un fiume all'altro e talvolta, addirittura da un mare all'altro come nel caso dei due canali più famosi del mondo: quello di Suez, in Egitto, che collega il Mar Mediterraneo al Mar Rosso e quello di Panama, in America Centrale, che unisce l'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico. Per superare i salti di livello dei canali si costruiscono le chiuse. Infine, i mulini ad acqua sfruttano la corrente dei corsi d'acqua, attraverso una grande ruota, che, spinta da questa, aziona un'asse girevole la quale a sua volta mette in moto un particolare meccanismo che può essere una mola per macinare il grano, una sega o un generatore di elettricità.


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